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Quando gli adulti diventano mostri.
 

di Salvatore Faggiani.

La Maddalena, 13 Febbraio 2011.

Angela, Denise, Pasqualino, Silvestro, Giovanni, Sandro, Simone, Alessandro, Devid, Tommaso, Samuele, Sara, Yara, Alessia, Livia. Non è un appello o un semplice elenco di nomi. E’, purtroppo, una piccola parte di una lista di bambini che hanno pagato con la vita l’atroce e tragica scure della violenza degli adulti. Questi nomi facevano parte di quella «nuvola d’amore» che sono i bambini. Quella nuvola che sprigiona tutta la loro gioia, felicità ed energia di purezza, piena di quella curiosità e di quella tenerezza solitamente riservata a Snoopy o Pikaciù. Tanta voglia di coccole. Le coccole dei genitori, dei parenti e degli amici che, purtroppo oggi ci rendiamo conto, nascondono il mostro. Quel mostro di crudeltà, di atrocità e di vergognosa cattiveria che infanga, violenta e uccide la purezza e l’innocenza di quella nuvola di bambini, di quella nuvola d’amore. Una nuvola d’amore che giorno dopo giorno viene affievolita con azioni di una ferocia disumana e incresciosa sempre più crudele: bambini che muoiono di fame e di sete, bambini resi schiavi e che lavorano 15 ore al giorno al servizio delle multinazionali, bambini abbandonati per le strade, bambini uccisi, massacrati, trucidati, maltrattati, sfruttati da clan criminali o dal mercato della pornografia e della pedofilia, bambini mandati al fronte come soldati. Si tratta di orrori cui la coscienza, almeno di quanti la possiedono una coscienza, non può restare insensibile, contro i quali purtroppo si lotta senza la necessaria efficacia, perseveranza e soprattutto durezza. Inoltre, bambini che subiscono, all’interno della famiglia stessa, abusi che appaiono minori, che ci colpiscono di meno perché forse meno gravi e più diffusi come quelli che vivono in ambienti familiari in degrado, oppure che conducono le loro giornate in solitudine, nell’indifferenza degli adulti, presi soltanto dai loro problemi e dal loro amor proprio; infine bambini privati della loro infanzia da genitori che li considerano meramente una proiezione dei loro desideri. Una società che non ha sensibilità verso i bambini è una comunità senza speranza di futuro, che non può progredire e soprattutto non può salvarsi. La violenza sui bambini è il simbolo di una convivenza deteriorata, di una civiltà malata, al tramonto, che ha perso i valori indispensabili alla sua sopravvivenza. Quella nuvola d’amore ha bisogno di essere amata, di giocare, di crescere armoniosamente, di imparare. Ha bisogno soprattutto di coccole, tante coccole. Solo così potrà perdonarci e costruire un mondo migliore. Come si fa a non intenerirsi di fronte agli occhi meravigliati di un bambino, alla sua ingenuità, alla sua innocenza e alla sua purezza, di fronte alle sue domande originali ed ai suoi perché, alla serietà con cui gioca. Come si fa ad approfittarsi della fiducia che i bambini concedono agli adulti. Chi non prova certi sentimenti verso i bambini è meglio, come dicono i Vangeli, che si attacchi una macina al collo e si getti da un dirupo. Concludo con una frase della dottoressa Cristina Roccia, psicologa-psicoterapeuta. «Il silenzio non aiuta a star meglio, ma lascia semplicemente sola la persona con la sua sofferenza. Ricordare fa stare meglio… sia gli adulti che i bambini». Allora, parliamo dei nostri bambini e soprattutto non lasciamoli soli. I bambini non sono cose, hanno diritti e in qualsiasi società rappresentano l’innocenza, la purezza e il futuro.

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