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A cura del Dott. Pietro Fonnesu, Consulente del Lavoro.

La Maddalena, 4 Febbraio 2012.

Le comunicazioni emesse dall’Agenzia Delle Entrate evidenziano la correttezza della dichiarazione dei redditi oppure l’eventuale presenza di errori.

Se il contribuente, dopo aver controllato la dichiarazione dei redditi, ritiene l’addebito mosso dall’Agenzia delle Entrate infondato, può presentare all’Ufficio competente per territorio dell’Agenzia delle Entrate, un’istanza di annullamento dell’atto di richiesta.

Bisogna tenere presente che l’istanza per l’annullamento non sospende automaticamente la riscossione delle somme pretese dall’Amministrazione Finanziaria.

Nel caso in cui, invece, il contribuente constati la fondatezza delle pretese da parte dell’Agenzia delle Entrate, può chiedere la rateizzazione delle somma dovute.

Il numero delle rate in cui è consentito ripartire il debito dipende dall’entità del debito stesso, e precisamente, per somme fino ad € 5.000 il limite massimo di rate consentite è di 6, mentre oltre € 5.000 ma entro € 50.000 il debito può essere ripartito al massimo in 20 rate.

Oltre 50.000, ma al netto della prima rata, la rateizzazione è consentita a condizione che entro 10 giorni dal versamento della prima rata, venga presentata all’Agenzia delle Entrate una fideiussione pari all’importo del debito stesso.

A prescindere dal numero consentito e effettivamente optato, sulle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi al tasso del 3,5%  annuo, calcolati dal primo giorno del secondo mese successivo a quello in cui è stata elaborata la comunicazione di irregolarità.

Per poter usufruire della rateizzazione occorre effettuare il pagamento della prima rata entro e non oltre 30 giorni dalla data in cui si riceve la comunicazione di irregolarità.

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