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La Maddalena a caccia di risposte per l’ex arsenale.
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La Maddalena,  18 Febbraio 2017 – Abbiamo letto che oggi il premier Gentiloni sbarca in Sardegna per confrontarsi con il presidente della Regione sui fronti aperti e che necessitano di decisioni e risoluzioni urgenti. Tra questi pare, si parlerà anche de La Maddalena. E allora, al premier e al presidente Pigliaru vogliamo ricordare che già ad agosto del 2016 il premier Renzi in visita in Sardegna annuncia il Patto per la Sardegna, ovvero risorse  per  finanziare la bonifica dell’ex Arsenale di La Maddalena: circa 9 milioni pari al 13% del totale delle risorse. Quattro milioni per il completamento delle opere di rimozione di idrocarburi e inerti nello specchio acqueo interno all’area portuale antistante la struttura concepita per ospitare il G8 nel 2009, in stato di abbandono; altri cinque milioni per la bonifica delle acque esterne alla Darsena militare. A queste risorse si aggiungono quelle già stanziate da ministero dell’Ambiente (5,8 milioni), da Fsc 2007-2013 (5 milioni), dal ministero dei Beni culturali (15 milioni) e altri 20 milioni messi sul piatto dal premier stesso. Una pioggia di denaro. Oggi ritorna in Sardegna il nuovo premier Gentiloni, ma di concreto niente è avvenuto da allora. Anche la richiesta di nominare un commissario straordinario per l’ex arsenale, partita dalla Regione Sardegna, una decisione anche simbolica di presa d’atto di un problema da risolvere, non ha avuto risposta.  Possiamo dire che …tutto continua a tacere.  Tre anni sono trascorsi dall’avvio della campagna promossa dal comitato Risarcire Maddalena, di cui ero portavoce, contro i responsabili del danno ambientale ed economico causato dal mancato G8 del 2009 a La Maddalena, campagna che chiedeva la bonifica completa dell’area a mare, la riconversione dell’intera area a terra, la gestione diretta dell’amministrazione comunale maddalenina, prezzi calmierati dei trasporti e la candidatura di La Maddalena al G7 del 2017. Tanta acqua è passata sotto i ponti, una raccolta di firme che si era attestata su 700, raccolte nei banchetti domenicali e 1000,attraverso la petizione lanciata sul web, un importante convegno che aveva visto la partecipazione di personalità venute a sostenere la campagna del comitato, il cambio ai vertici dell’amministrazione comunale, con un nuovo sindaco e una nuova giunta. Ma quali obiettivi sono stati raggiunti con quella bella mobilitazione che sembrava appropriata e sentita dall’intera popolazione? Nessuno. Forse qualche passo avanti “spot”, grazie a singoli personaggi che hanno ritenuto necessario affermare nell’ambito delle proprie prerogative professionali la gravità di quella situazione per l’intera cittadina di La Maddalena, è stato fatto, ma nel complesso le istituzioni che erano state chiamate a risolvere o almeno prendersi a cuore la vicenda dell’ex arsenale, hanno prodotto il nulla e lo stucchevole, scontato rimpallo delle responsabilità. La grave crisi economica, che era allora in affanno, oggi si è stabilizzata in maniera preoccupante, creando sacche di povertà soprattutto tra i giovani, sempre più costretti a emigrare per non vivere inoccupati a La Maddalena e a soffocare quei sogni  di impresa, di startup che hanno bisogno di soldi per essere intrapresi. La comunità di La Maddalena ha pagato un prezzo altissimo per il comportamento superficiale e approssimativo delle istituzioni che di parole ne hanno sprecate tante, ma nei fatti hanno tradito puntualmente promesse e impegni. Per non parlare della classe politica piegata su se stessa a guardarsi l’ombelico mentre i giovani partono, le attività muoiono, i servizi chiudono (emblematico lo smantellamento dell’ospedale cittadino), il rilancio turistico latita e tutti i nodi ambientali, sociali e economici vengono al pettine poco alla volta senza possibilità di risoluzione. Oggi nuove speranze si riaccendono, ma con la consapevolezza che in questo nostro Paese la pari dignità dei diritti è ormai una rivendicazione persa e chi ha il potere di decidere ha tolto da troppo tempo il suo sguardo protettivo dalle aree disagiate e marginali, lasciate a combattere ad armi impari e spuntate con la tempesta economica e sociale che ha investito l’Italia.

Enza Plotino

giornalista ambientale

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