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di Massimiliano Marras

Vivere o niente: negozi aperti dalla mezzanotte di oggi. Accade solo per Vasco, i negozi di dischi aprono alla mezzanotte di oggi per l’uscita del nuovo disco “Vivere o niente”.

“Vivere o niente” è un grande album. Una affermazione così impegnativa ha necessità d’essere spiegata.

Anche se è difficile spiegare cosa si prova, perchè l’emozione non ha parole. Non servono foto, basta la tua memoria.

Nei pezzi come “Vivere non è facile” o “Stammi vicino” ritroviamo un vecchio amico che non ha paura di confessarci le sue paure e che, allo stesso tempo, cerca di trovare le parole giuste per consolarci.

Quel che si capisce, dai suoi atti, è che ha messo le mani avanti, come artista e come persona fisica. Si è dedicato una canzone come “Eh…già” e si è denudato da quel cappellino che negli anni ha protetto l’avanzare della natura. Non è un caso che appaia in tutta la sua verità sulla sua pagina di Facebook mentre canta una nuova canzone. Ed è questa, in fondo, la vera rivoluzione del Vasco 2011.

In questa canzone c’è la confessione di una pacata soddisfazione esistenziale («E non c’è niente che non va/ Non c’è niente da cambiare»), senza però abbandonare lo sfondo di un generoso maledettismo («Al diavolo non si vende/ Si regala»); e c’è la consapevolezza degli alti e bassi che governano ogni percorso umano quando canta: «Io resto sempre in bilico/ Più o meno o su… per giù/ Più giù… più su…più giù…più su», quasi a correggere la maliziosa versione dell’intervista dell’anno scorso a «Sorrisi&Canzoni» che lo dava per depressissimo e che lo fece molto arrabbiare.

Il ragazzo irrequieto di Zocca che ancora si arrabbia per «Sorrisi&canzoni» è diventato un attento lettore di testi pesanti; se per lo scorso disco ha stupito gli esegeti citando Spinoza, adesso già si sa che ha stilato un «manifesto fu-turista della nuova umanità» ironico e con un sound allegro.

Infine, non mancano i pezzi più rockeggianti: “Sei Pazza Di Me”, delirante e autoironica, e “Quella Che Eri”, in cui anche il cantato ci riporta al periodo a cavallo tra la fine degli anni ottanta e gli Spari Sopra.

Poi c’è la traccia struggente, quella che ti scippa l’anima e la straccia: “Vivere o niente”.  Qui troviamo il Vasco arrabbiato ma deluso, pronto a ribellarsi, a riprendersi…con tutta la sua sincerità immutata.

L’album termina con pezzi come “L’Aquilone” con quell’alternanza tra le parole benedizione/rivoluzione e la citazione di Vado Al Massimo.

Insomma, chi ancora non ha capito che cantautore sia Vasco Rossi, non lo capirà certo ora, ma sarà più difficile che in passato parlarne male. Lui che odia salutare, perchè, tanto comunque torna.

Bentornato (sei mai andato via?), Blasco.

Massimiliano Marras

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