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di Massimiliano Marras

23 Maggio 1992 – 23 Maggio 2012.

20 anni fa, avevo 13 anni e tutta la vita davanti, tu avevi 53 anni e tutti i mafiosi da sbattere dentro!
Io avevo l’energia di un vulcano, tu la rabbia di un uragano;
Il primo vero Maxi Processo!
Tu con la tua camicia e la cravatta!
L’uomo (non l’EROE) che fece crollare il sistema mafioso in Italia!
Non avevo una risposta, semplicemente perchè a 13 anni una risposta non c’è, ma mille domande.
Eri ciò che sarei voluto diventare, ciò avrei voluto essere, ma io non ho il pelo sullo stomaco come l’avevi te.
Tu eri all’inizio del tuo viaggio, io all’inizio della mia vita.
Nessuno avrebbe mai immaginato che quel processo sarebbe stato l’inizio di tutto.
Eri feroce ed attento durante il processo, la giustizia prendeva il sopravvento e io iniziavo a sentirne il gusto, sognavo ad occhi aperti di poter essere un uomo della tua scorta, per aiutarti, per darti una mano, per proteggerti in ogni dove.
Ti guardavo incantato, estasiato, colmo di verità!
Non era solo un processo, era la fine di anni di soprusi perpetrati ai danni di un Paese che aveva sete di Giustizia.
Ricordo la tua rabbia e la mia amarezza.
Non era una resa, ma solo la “constatazione amichevole” con me stesso che non troverò mai una risposta.

Molti di noi hanno attraversato la vita seguendo la tua evoluzione, in quegli anni, seguendo le tue interviste, nonostante fossimo piccoli (d’età) qualcosa di nuovo e pulito cresceva in noi.
Una nuova consapevolezza.
Abbiamo aspettato anni per vedere boss malavitosi sbattuti in galera, tu ci sei riuscito!
Sei riuscito a scavare nel torbido e ad ottenere ciò che volevi con tutte le tue forze.
Il Maxiprocesso sentenziò 360 condanne per complessivi 2665 anni di carcere e undici miliardi e mezzo di lire di multe da pagare, segnando un grande successo per il lavoro svolto da te e da tutto il pool antimafia.

Ora ci ritroviamo grandi senza sapere dove andare, cerchiamo soluzioni dentro le tue arringhe, ma poi alla fine volevamo solo una certezza: la morte di ogni mafia.
20 anni aspettando il momento perfetto.
20 anni passati assieme, come due binari che vivono paralleli ma non s’incontrano mai, siamo cresciuti, siamo diversi, siamo persi, siamo stanchi, siamo spenti, siamo vivi.
Siamo soli!
Soli così come lasciarono te: DISARMATO!
Hanno tolto la speranza a chi aveva solo quella.
Ho visto politici preoccuparsi della squadra del cuore e dimenticarsi del Paese da salvare…ho sentito l’amarezza riempirmi il cuore.
Ho visto uno con quattro processi a carico, diventare “attore” e un condannato per mafia fare leggi contro la mafia!
Ma non è un pentito, è “solo” un politico…ho sentito la rabbia riempirmi il fegato.
Ho visto igieniste diventare deputate…(alla pulizia della politica?).
Ho visto razzisti in camicia verde.
Ho visto le cose cambiare e la vita passare, ho visto gli altri diventare grandi e io diventare un altro.
Ti stai rivoltando nella tomba, vero Giovanni?
Sono contento nel ricordarti, ma colmo di lacrime.
Prima ti cercavo nel trafiletto di un giornale, adesso ti scrivo questa lettera dopo 20 anni di rabbia.
L’emozione è come un fiore che non appassisce, eterno dentro i suoi colori.
Così come eterno è il tuo nome, le tue gesta, per non dimenticare MAI!
E’ il contorno che è cambiato, ma la sostanza è sempre la stessa: manchi a tutti!
Sono cambiati i governi, sono cambiati i ladri, è cambiato perfino il clima, ma i sogni di giustizia, quelli, non cambiano mai, sono monoliti piantati nella mia anima che mi tengono in piedi, sono una bandiera che aspetta il vento giusto, quello che mi riporta le tue parole, il tuo ricordo indelebile continua contro il tempo che passa, contro tutto e tutti, contro le bombe intimidatorie, contro questa vita che è sempre un capolavoro incompiuto.
Tu sarai sempre un punto fermo, una certezza per chi di certezze non ne ha, non ne vuole, non ci crede, non si fida.
Sei l’amico che non incontri mai, la soluzione per arginare le lacrime e la rabbia, le ingiustizie, la presenza contro la sconfitta, sei un momento, un sorriso, l’energia che esplode dentro.

Ciao Giovanni.

“Si muore generalmente perchè si è soli o perchè si  è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perchè non si dispone di alleanze, perchè si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello stato che lo stato non è riuscito a proteggere.”

Giovanni Falcone

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