Home » News » News » Attualità » “Da grande voglio fare lo scienziato”. Le emozioni di una laurea, nel racconto inedito di Margherita Scarpaci.
Valentina Guccini
Valentina Guccini

La Maddalena, 27 Aprile 2013.

Di Margherita Scarpaci.

Dovevo esserci. Ne sono convinta. Al posto giusto, al momento giusto. Come se un Grande Orologiaio, il Destino, la Provvidenza, comunque una qualche entità superiore, avesse sincronizzato gli orologi, puntandoli su quella data, su quel pomeriggio del 19 aprile 2013, perché potessi vivere e condividere con la famiglia di Valentina proprio quel momento, la gioia della sua laurea.

Tensione, paura, attesa. E poi il verdetto: “In virtù dei poteri conferitimi dal Magnifico Rettore, nomino te, Valentina Guccini, dottore in Scienze Chimiche con la votazione di 110 e lode!”

“Intender no la può chi no la prova”… Lacrime dapprima, tante lacrime di gioia (che vergogna!), mi impedivano di vedere che cosa stesse accadendo. Poi però, appartata in un angolino, quasi per non disturbare, quegli attimi irripetibili. Una folla improvvisa, amici, colleghi di studi, professori, si era riversata dai posti in alto tutta attorno a Valentina, stringendola in un caldo abbraccio di congratulazioni e regali.

Non dimenticherò mai lo sguardo d’intesa, bagnato di gioia, tra Catia e Katy, ancora sedute, ed il loro interminabile abbraccio subito dopo. Né dimenticherò mai la soddisfazione sul viso di Tore, “il gigante buono” di sempre, ma con un inedito sorriso a illuminare gli occhi commossi di un padre orgoglioso del traguardo della sua piccola donna.

Spesso commettiamo l’errore grossolano di cercare gli eroi nelle grandi imprese. Ne costruiamo uno stereotipo in base alle missioni compiute. Ne misuriamo l’eroismo in maniera direttamente proporzionale alla mostruosità della potenziale minaccia da affrontare. Lo vediamo in azione tra erti grattacieli e spazi sconfinati, mantello al vento e tuta multicolore.

Nessuno si sognerebbe mai di cercarlo al chiuso di un laboratorio, tra quattro mura, in camice bianco e guanti in lattice, chino sul suo lavoro giorno e notte, tra provette ed alambicchi, celle di carburante e strumenti diagnostici, alla ricerca di una soluzione, di una formula, all’inseguimento del suo sogno sin da bambina: “Da grande voglio fare lo scienziato!”

E’ probabile che stia enfatizzando troppo, è vero, ma come non provare profonda ammirazione per Valentina e la sua famiglia? Come non considerare “eroici” la loro costanza, la loro determinazione? Come non ammirare la loro unità, la loro armonia, la loro semplicità, merce così rara di questi tempi? Soprattuto, come non gioire della loro gioia, nonostante tutto?

I sacrifici di papà Tore, la nostalgia di mamma Catia (la nostalgia di qualunque mamma), la solitudine della sorellina Katia, “figlia unica per forza”, e la tenace fermezza di Valentina, nonostante il distacco di quella “ala di uno stesso corpo, opposta ma uguale”, la sua amata sorellina Alessia.

Riecheggiano da lontano memorie scolastiche di una frase di Manzoni… “Chi dava a voi tanta giocondità è per tutto/ e non turba mai la gioia de’ suoi figli/ se non per prepararne loro una più certa e più grande”. E solo adesso, dopo tanti anni, riesco a coglierne davvero il senso più vero e autentico.

E’ strano come alle volte le vite di due persone (o di due famiglie) dopo anni di percorso parallelo, senza mai incontrarsi, all’improvviso si intreccino al punto da compenetrarsi e cominciare a camminare insieme, e scoprano tutt’a un tratto che in realtà, per strane coincidenze e vie a noi imperscrutabili, in realtà si erano già toccate in precedenza, senza saperlo, inconsciamente, per mezzo di persone speciali, il cui passaggio era stato in realtà il primo anello di congiunzione tra loro.

Due anni fa “credevo” di non conoscere la famiglia di Valentina, senza sapere che già in passato, in diverse occasioni, le nostre vite (e le nostre tristezze!) si erano toccate.

Venerdì ero a Sassari, al posto giusto, al momento giusto, per condividere con loro e con i loro parenti uno degli avvenimenti più felici della loro vita familiare.

Oggi so di esser parte, insieme alla mia famiglia, della loro bella famiglia. E gliene sarò sempre profondamente grata! Grazie, Tore! Grazie, Catia! Grazie, Katy! Grazie, Vale!

Massimiliano Marras

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