Home » News » News » Riflessioni » Una società multietnica? Lo siamo già!
Sandro Serreri
Sandro Serreri

 di Sandro Serreri.

È una assurdità dire di non volere una società multietnica, perché quella italiana ha già iniziato ad esserlo ormai da alcuni anni.

Basta entrare nelle classi scolastiche delle grandi città per vedere bambini provenienti un po’ da tutto il mondo. Sono i figli degli immigrati in Italia per ragioni di lavoro. I loro genitori, quindi, risiedono e lavorano in Italia. Non sono clandestini, ma regolari. Provengono dall’Africa nera, dai Paesi dell’Est europeo, dall’Asia e dall’America latina.

Venendo in Italia si sono portati dietro, oltre la loro cultura (lingua, concezione della vita, della famiglia e del lavoro), le loro tradizioni (feste, riti, alimentazione, cucina, abbigliamento) e la loro religione. Si tratta di un patrimonio che, se integrato con il nostro, nel rispetto delle diversità, costituisce una ricchezza e non certamente un impoverimento per la nostra società, ormai drammaticamente invecchiata e quasi priva di futuro.

Sicuramente non siamo ai livelli della società inglese o francese, che da alcuni secoli, per via dei domini coloniali, convivono pacificamente con diverse etnie. Già nella seconda metà del 1700, infatti, passeggiare per le vie di Londra significava incontrare ed entrare in contatto con una umanità variegata e variopinta.

In Italia, a pensarci bene e se torniamo indietro anche solo di alcuni secoli, abbiamo già sperimentato una sorta di società multietnica: a Roma, quando c’era l’impero; a Venezia, nel medioevo dei mercanti; a Firenze, nel Rinascimento dei Medici. Certo i numeri non erano quelli di oggi.

Comunque, come gli inglesi e i francesi in Europa, così anche noi dobbiamo imparare a convivere con i nuovi arrivati, che non vengono a rubarci il lavoro, perché spesso vanno ad occupare posti che noi (giovani) italiani rifiutiamo.

Infatti, se andiamo a visitare le piccole e medie imprese del Nord Italia scopriamo un alto numero di immigrati, che lavorano nella legalità e con tanta professionalità. È vero che c’è chi tra questi non vuole integrarsi, non lavora, delinque, costituisce una seria minaccia all’ordine pubblico, ma i più sono persone oneste, dedite al lavoro e alla famiglia che, se l’accoglienza e l’integrazione sarà possibile, forse sceglieranno la nostra Italia come seconda loro Patria, come Paese dove far nascere i loro figli e assicurare loro un futuro umano e dignitoso.

Noi italiani, del resto, abbiamo un forte bisogno di natalità e di forza lavoro, perché siamo un Paese tristemente segnato dal record europeo della denatalità e perché siamo un Paese di pensionati e di vecchi.

A riguardo, c’è da dire che la denatalità e i pensionati sono oggi il nostro “costo sociale” più alto che, volenti o nolenti, stiamo pagando tutti, in particolar modo le nuove generazioni.

Per questo, l’essere anche una società multietnica non potrà che giovare al presente e al futuro del nostro Paese. Ovviamente, l’integrazione va orientata e fatta camminare all’interno di un orizzonte di valori e principi che per grado di cultura e civiltà hanno reso grande il nostro Paese. Questo dobbiamo fare e non opporci ai flussi immigratori che nessuno può prevedere nel loro sviluppo, neanche il più geniale sociologo, e che nessun politico può frenare o chiudere, neanche chi pensa di avere in mano il futuro dell’Italia.

I “no”, le offese, le miopie, le fobie non ci sono permessi dalla nostra cultura e civiltà greco-romana e giudaico-cristiana, dalla nostra religione, dal nostro ethos, da quello che abbiamo rappresentato e continuiamo ad essere davanti a tutto il mondo: “Italiani, brava gente!”.

Massimiliano Marras

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