Il Consiglio può deliberare, ma mancano i quattro rappresentanti della Comunità del Parco. Dopo la forte presa di posizione della Regione sui controlli, la presidente dell’Ente chiede ad Alessandra Todde di completare la governance.
LA MADDALENA – Quattro sedie su otto restano vuote nel Consiglio direttivo del Parco nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena. Il 27 agosto 2026 la presidente dell’Ente, Rosanna Giudice, ha scritto ad Alessandra Todde, che presiede la Comunità del Parco, chiedendo una convocazione «con la necessaria sollecitudine» per arrivare alla designazione dei quattro rappresentanti mancanti. La lettera è stata inviata per conoscenza anche ai componenti della Comunità, al presidente della Provincia Settimo Nizzi e al sindaco di La Maddalena Fabio Lai.
Il Consiglio è operativo, ma incompleto. E questa differenza conta. Manca l’intera componente chiamata a portare nel vertice del Parco la rappresentanza del territorio. Manca anche il presupposto per eleggere il vicepresidente. Nel pieno di una stagione che ha mostrato quanto sia fragile l’equilibrio dell’Arcipelago, il sollecito non può essere archiviato come una semplice pratica amministrativa in ritardo.
Dal 22 gennaio sono in carica Carlo Randaccio, in rappresentanza del Ministero dell’Ambiente; Iole Marzorati, per il Ministero dell’Agricoltura; Manuela Abeltino, per ISPRA; Giovanni La Norcia, per le associazioni ambientaliste. Il Consiglio ha potuto insediarsi, riunirsi e deliberare. Parlare di un Parco bloccato sarebbe falso. Resta però un dato: accanto alla presidente siedono soltanto quattro degli otto consiglieri previsti.
Gli altri quattro devono essere designati dalla Comunità del Parco e successivamente nominati con decreto del ministro dell’Ambiente. Ed è proprio tra questi rappresentanti che il Consiglio dovrà scegliere il vicepresidente. Le sedie vuote, dunque, non indicano quattro assenze qualsiasi: manca per intero la componente espressione del territorio.
Nella lettera Giudice sostiene che il ritardo abbia inciso sulla piena funzionalità dell’organo di indirizzo e programmazione e abbia impedito la nomina del vicepresidente. Richiama inoltre la continuità della rappresentanza istituzionale nel caso di assenza o impedimento della presidente. Il registro è cortese, la sostanza no: un Parco nazionale chiamato a compiere scelte delicate non può lavorare indefinitamente con metà dei consiglieri.
La richiesta arriva il giorno dopo la forte presa di posizione ufficiale della Regione Sardegna. Alessandra Todde e l’assessora all’Ambiente Rosanna Laconi hanno scritto al Ministero dopo un’estate che, nei giorni di punta, ha portato oltre seimila imbarcazioni nelle acque dell’Arcipelago. La linea scelta da Cagliari è netta: non servono altri divieti, occorre rendere efficaci quelli esistenti.
La Regione ha chiesto poteri di accertamento e contestazione per il personale di vigilanza dei parchi, sanzioni proporzionate al danno ambientale, un presidio più forte della Guardia costiera, priorità per la Posidonia nel Piano nazionale di ripristino e la valutazione delle azioni di risarcimento nei casi di danno accertato. Non un richiamo generico, quindi, ma cinque richieste precise rivolte allo Stato.
È una presa di posizione che va riconosciuta per ciò che è: un passaggio politico forte. Il tema, rilanciato anche dall’intervento video diffuso da LaMaddalena.TV, ha superato il recinto della polemica locale ed è arrivato davanti al Governo. La lettera di Giudice aggiunge ora l’altra metà del problema: la Regione chiede a Roma strumenti più efficaci per il Parco; il Parco chiede alla Comunità presieduta dalla Regione di completarne la guida.
Non sono due iniziative in contrasto. Sono due anelli della stessa catena istituzionale. Per tutelare davvero l’Arcipelago servono poteri adeguati, uomini, controlli e un governo dell’Ente pienamente composto.
L’assetto previsto è chiaro: il presidente e otto consiglieri. Quattro esprimono competenze nazionali, tecniche e ambientaliste; quattro arrivano dalla Comunità del Parco. È un equilibrio costruito per mettere allo stesso tavolo lo Stato e il territorio. Oggi una delle due componenti manca interamente.
Il tema pesa ancora di più davanti alle scelte di pianificazione che attendono l’Ente, a cominciare dal futuro Piano del Parco, destinato a fissare regole durature per la tutela e la fruizione dell’Arcipelago. Il Consiglio attuale possiede il quorum per operare: la questione non riguarda la validità delle sue decisioni. Riguarda il peso politico e democratico di scelte assunte mentre la rappresentanza territoriale resta fuori dalla stanza.
Giudice non apre uno scontro con Todde. Al contrario, riconosce la sensibilità dimostrata dalla Regione e dichiara fiducia nella collaborazione istituzionale. Ma quella fiducia contiene una richiesta molto concreta: convocare la Comunità del Parco e chiudere una vacanza che dura ormai da mesi.
La lettera non impone una scadenza, ma utilizza due formule che non lasciano spazio a rinvii indefiniti: «con la necessaria sollecitudine» e «quanto prima». Il percorso è preciso. Todde convoca l’organo collegiale; la Comunità designa i quattro rappresentanti; il Ministero formalizza le nomine; il Consiglio può infine eleggere il vicepresidente.
Dopo il passaggio forte compiuto dalla Regione verso Roma, la stessa chiarezza è attesa ora sul fronte della governance. Il metro politico, da questo momento, è semplice: la data della convocazione e i quattro nomi. La tutela dell’Arcipelago richiede regole rispettate in mare e responsabilità esercitate a terra. Dopo le lettere, servono gli atti.
Domande e risposte
FAQ
Quali lavori o interventi vengono descritti?
Il tema, rilanciato anche dall’intervento video diffuso da LaMaddalena.TV, ha superato il recinto della polemica locale ed è arrivato davanti al Governo.
Quale apertura viene descritta?
Giudice non apre uno scontro con Todde.
Quale posizione viene espressa?
Al contrario, riconosce la sensibilità dimostrata dalla Regione e dichiara fiducia nella collaborazione istituzionale.
