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America’s Cup e Louis Vuitton Trophy a La Maddalena
 

La Maddalena. Duecentotrenta giornalisti accreditati da tutto il mondo; i quotidiani americani The Washington Post e San Francisco Chronicle, gli inglesi The Independent e The Guardian, il francese L’Equipe, il brasiliano Globo e il russo Sport Express, la stampa italiana mobilitata per l’evento velico più seguito dopo l’America’s Cup. Il sito ufficiale della manifestazione www.louisvuittontrophy.com che brucia un milione di contatti e si propone in quattro lingue: inglese, francese, italiano e russo. Le immagini televisive che fanno il giro del globo grazie all’impiego di telecamere a bordo dei motoscafi e sull’elicottero, per una copertura mediatica superiore a trecento milioni di contatti. E ancora: Quattrocento emittenti di oltre quaranta paesi che diffondo le immagini dell’Arcipelago con dirette Tv, servizi registrati e ‘Speciali’. Sono solo alcuni numeri che descrivono, seppur parzialmente, l’edizione europea del Vuitton Trophy disputatasi nelle acque di La Maddalena, che per due settimane ha catalizzato l’interesse e le attenzioni non solo degli addetti ai lavori, ma di quanti si sono ritrovati tra le mani un invito al quale non poter dire di no. E se hanno vinto i neozelandesi di Dean Barker, al termine di una sfida di finale avvincente contro i russi di Synergy, capaci di dilapidare un vantaggio di due a zero per soccombere al quinto match, poco importa. Dispiace che tra gli equipaggi in gara per il prestigioso trofeo non si siano piazzati gli italiani di Mascalzone Latino (team ospitante), Azzurra e Luna Rossa. In fondo lo spettacolo non è mancato, pur tra le bizze del vento (prima impetuoso, poi quasi inesistente), una collisione che ha tolto di scena in una botta sola due imbarcazioni (entrambe messe a disposizione dagli americani di Oracle), con a bordo i velisti di Aleph e di Azzurra e qualche polemica (il beach party organizzato sulle dune di Baia Trinita ha diviso il popolo). Di grande richiamo, indubbiamente, anche gli eventi collaterali, in parte organizzati nel rinnovato Arsenale del Forte, visitato da oltre venticinquemila persone e affidato in gestione al gruppo di Emma Marcegaglia. Insomma, La Maddalena si è ritrovata coinvolta in un evento sportivo (in parte voluto per rimediare al mancato G8, trasferito all’Aquila e fermamente caldeggiato da Bertolaso e dall’armatore Vincenzo Onorato) che le ha tolto il fiato, facendola balzare agli onori della cronaca, anche se qualcuno si aspettava un impatto mediatico maggiore e forse per questo taluni sono rimasti ai margini a guardare. Fatto sta, che l’immagine dell’Arcipelago e dintorni ci ha guadagnato, consentendo alla popolazione e in particolare ai ristoratori, gestori di bar e affini, di sorridere soddisfatti. Che dire poi dello spettacolo dei velisti di fama mondiale, in giro per la città e dintorni, con le bici e le tute multicolori, alla scoperta delle prelibatezze dell’isola e soprattutto delle sue bellezze? Se il Louis Vuitton Trophy doveva essere un punto di partenza, con molte cose naturalmente da aggiustare, ben vengano manifestazioni di questa portata. E se le speranze dovessero tramutarsi in certezze, dopo aver ammirato nella Main Conference lo splendido trofeo America’s Cup, messo in palio nel 1851 e da allora sempre dall’altra parte dell’oceano, non rimarrebbe che andarne orgogliosi. Per un’isola nell’isola alle prese con una riconversione economica di non facile attuazione, con una frammentazione e litigiosità confermate dalle cinque liste presentate alle amministrative di maggio, con un potenziale umano e ambientale da fare invidia a molti altri posti, non rimane altro che rimboccarsi le maniche e guardare avanti. Con rinnovata fiducia. Al di là dell’appartenenza politica e  dei contrasti (sanabili), dei punti di vista divergenti, delle polemiche e delle beghe che nulla hanno a che spartire con la reale crescita di una città alla ricerca della propria identità, ma desiderosa di recitare una parte importante in un mondo sempre più globalizzato. Nel frattempo, le prue sono già verso Dubai, sede del prossimo evento mondiale. In attesa di un ritorno. Quanto prima possibile.

Lorenzo Impagliazzo

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Intervista al patron del Vuitton Trophy, Bruno Troublè.

La Maddalena. La notizia è di quelle che fanno clamore. Al momento sono solo parole, ma quando a pronunciarle è uno che si chiama Bruno Troublè, conosciuto come mister America’s Cup, allora sono obbligatori i caratteri cubitali. “Fra qualche anno potremo portare in questa location una delle selezioni per la Coppa America, comunque qualche altro evento di straordinaria importanza. Mi impegnerò personalmente, ma non dipende da me, piuttosto dai detentori, ovvero dagli americani”. Un altro particolare da maggiore peso alle anticipazioni del patron velico.” Il fatto che gli americani abbiano portato  la vera Coppa America (il più antico trofeo velico) a La Maddalena è un segnale molto importante, un segno di riconoscimento per un posto che non ha eguali al mondo”. Come dire, a buon intenditore. E’ un Troublè rilassato, quello che si concede ai taccuini della Nuova e alla webtv: www.lamaddalenatv.it. Al suo fianco Paolo Martinoni, responsabile delle relazioni con i clienti. Troublè, capelli bianchi, occhialoni sulla fronte, maglietta con logo Vuitton sul petto e pantaloni blu d’ordinanza stile yachtsman, si muove con disinvoltura nella sala stampa dell’Arsenale del Forte. È su iniziativa dello stesso Troublè e di Larry Ellison, Yves Carcelle, Grant Dalton e Russell Coutts che è nata, nella primavera del 2009, la WSTA. Sorride quando lo si etichetta come il papà del Vuitton e precisa: “Piuttosto sono il nonno”. Francese, classe 1945, laureato in legge, ha alle spalle una carriera da velista, avendo corso le Olimpiadi del 1968 e del 1976, mentre nel 1977 è stato il timoniere di France I, il 12 metri della prima sfida del barone Marcel Bich, avventura ripetuta nel 1980 e poi nel 1983 con France 3. Proprio in quella edizione, a Newport, Troublé inventa la coppa in palio nella selezione del challenger. Nel 2008, dopo l’abbandono della Coppa da parte di Louis Vuitton, assieme a Christine Bélanger, dà vita alle Louis Vuitton Pacific Series. Una serie di regate fortunate, che quest’anno hanno toccato i porti di Nizza, Auckland e dopo La Maddalena, si trasferiranno a Dubai e a Hong Kong. “Adoro quest’isola. Da sei settimane vivo a La Maddalena, adoro i ristoranti e mi godo queste grandi regate”.- Tutto bene in questa edizione europea? “Due cose non sono andate come auspicato. La prima è che nessuno dei tre team italiani, tra Azzurra, Mascalzone Latino e Luna rossa è arrivato sino in fondo. La seconda è che ci aspettavamo un presenza maggiore di pubblico, soprattutto locale”. – Il Vuitton Trophy è divenuto una grande realta. “Quando sono sorti problemi con la Coppa America, con la sfida ridotta solamente a due team, ho pensato di riportare tutti gli equipaggi in acqua mettendo loro a disposizione due barche. Ecco come è nata l’idea di regatare con due scafi uguali. Una cosa è certa: non vogliamo sostituirci all’America’s Cup. Conclusa la fase Vuitton pensiamo ad un evento nel mar Nero, quindi sicuramente ci trasferiremo in California per poi agganciarci ai prossimi eventi della Coppa America”. Torniamo, all’Arsenale del Forte maddalenino. “E’ un posto bellissimo, ma è fondamentale lasciare degli spazi liberi per poter organizzare grandi eventi”. – Il beach party allestito nella splendida baia della Trinita, che ha visto coinvolti velisti e celebrità, ha innescato diverse polemiche. “Sapevamo che il beach party si sarebbe fatto in una località molto delicata, però abbiamo preso tutte le precauzioni per preservare l’ambiente. Il giorno dopo ci siamo preoccupati di ripulire quel poco che c’era di sporco e l’abbiamo fatto molto bene”.

Lorenzo Impagliazzo

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