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Marco Ferraro, il delfino dell’Arcipelago di La Maddalena
 

La Maddalena. Arrivano alla spicciolata, gli amici, di prima mattina, sul pontile di Stagno Torto, per supportare un’impresa da Guinness dei primati: l’attraversamento a nuoto delle Bocche di Bonifacio. Da Capo Sperone, in Corsica, a Punta Tegge. Lui, Marco Ferraro, 42 anni, dipendente della Difesa, si presenta all’appuntamento in ciabatte infradito, muta coperta a metà da una giacca di tuta, cappellino blu in testa e zainetto. Sembra quasi uno studente al primo giorno di scuola. Ma non è emozionato. Concentrato si, deciso, altrettanto. Santo Acciaro ne immortala i momenti salienti per documentare il tutto sulla webtv: www.lamaddalenatv.it, che fa il pieno di visite. “C’è un po’ di mare, ma dovrei farcela- commenta anche per esorcizzare il momento sul mezzo che lo trasporta in territorio corso, tra la scorta dei mezzi di supporto- E’ una bella traversata di nove ore. Speriamo non ci siano meduse e che le correnti non siano troppo forti, specialmente nel tratto tra Lavezzi e Razzoli”. L’appuntamento è alle otto, dalla spiaggia di Capo Sperone. Muta nera lunga, occhialini e cuffia bianca, senza pinne, solo con l’energia di braccia e gambe e la forza della mente, Marco Ferraro si tuffa e va, in un verde mare da sogno. C’è grande concentrazione e molta serenità, nonostante le onde non invitino a imprese di questo tipo. Non lo disturbano le meduse, non gli fanno compagnia i delfini, che spera di incontrare per condividerne parte della traversata. Al ritmo di 70 bracciate al minuto scivola sulle onde come un pesce. Una, due, tre, quattro, nove ore con piccole soste, per raggiungere la meta e dedicare l’impresa al papà che non c’è più, alla mamma e ai tanti amici che lo attendono a Punta Tegge, tra i curiosi e i turisti sotto il sole. Il medico di bordo, Enzo Leotta, si accerta ogni mezz’ora delle condizioni del recordman maddalenino e ne detta le modalità di alimentazione.  Emerge dopo nove ore, intorno alle cinque della sera, Marco Ferraro. Muove i primi passi sulla spiaggia gremita di gente come un astronauta allo sbarco sulla luna. Ma è lucido, consapevole di un’impresa che meriterebbe di essere certificata nel Guinnes dei primati e chissà che non lo sarà. Le mani sugli occhi a coprire l’emozione e liberare la mente, poi l’esplosione di gioia. Incontenibile. “L’ho voluta con tutte le mie forze. Era una sfida che mi affascinava. Grazie a tutti- è il suo primo pensiero. E’ stata dura, le correnti erano forti, sembrava una centrifuga, facevo tre metri avanti e due indietro, ma ero ben preparato, dopo ore di allenamenti fisici e mentali. Carboidrati, qualche crostatina e acqua mi hanno sostenuto per tutto il tragitto”. La festa preparata dagli amici, sulla baia di Tegge, può iniziare. E mentre sul web viaggia la notizia di una grande impresa, sul posto l’amico Pietro urla al cielo: ‘Marco ce l’ha fatta!’ In tanti hanno sentito. E giù applausi. Da brividi e da Guinnes.

Lorenzo Impagliazzo

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