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Di Gian Carlo Tusceri.

Prima di sparire dalla faccia della terra, i Maya hanno lasciato tracce di un loro rompicapo: quello sulle Ere cosmiche dell’Acqua, dell’Aria, del Fuoco e della Terra, terminate tutte con terribili cataclismi.

L’Età dell’Oro, la quinta, cioè la nostra, terminerà – sembra – il 21 dicembre 2012.

Come se non bastassero i Maya, alcuni studiosi contemporanei si tuffarono a capo fitto nello studio dei cataclismi che caratterizzarono la fine di quelle Ere, attribuendo il tutto ad una inversione del campo magnetico, dovuto ad uno spostamento dell’asse del pianeta, al fine di poter giustificare l’estinzione della vita su questa terra.

Di vero c’è che i Maya divisero il tempo in una serie di cicli. Ogni ciclo durava 1 milione e 872 000 giorni. Il ciclo che ora stiamo vivendo ha avuto inizio il 13 agosto dell’anno 3114 avanti Cristo e dovrebbe quindi finire il 21 dicembre 2012 dopo Cristo.

Quando il mondo avrà completato questo ciclo – aggiunge la fantasia popolare – finirà fra disastrose inondazioni, terremoti e incendi: uno scenario molto simile a quanto previsto dall’Apocalisse. Sarà un asteroide, secondo certe previsioni, a darci il colpo di grazia.

Si racconta pure che gli astronomi inglesi avrebbero già una task force missilistica perchè nel caso in cui un asteroide minacciasse di piombare sulla Terra, lo si dovrebbe intercettare e polverizzare in orbita o comunque far deviare.

Gli americani avrebbero già da 7-8 anni una task force analoga, a disposizione della NASA.

Tutti, ridendo e scherzando, sarebbero, in altre parole, in stato di allerta.

Anche se è verosimile che questo scudo missilistico abbia in effetti ben altre finalità, per esempio neutralizzare armi atomiche russe, cinesi o iraniane.

Perché tutta questa “impossibile” premessa? Solo per dirvi che da sempre gli uomini, pur pensando ad arricchirsi, e lottando in maniera accanita per questo, forse per pungenti sensi di colpa, non hanno mai trascurato l’idea che un domani sarebbero potuti scomparire per sempre dal pianeta.

E per questa idea, fin dalle origini della civiltà, si ingegnavano a vivere nel migliore dei modi, rispettando il corso dei fiumi, il mare, gli alberi, le coste come le colline…

Poi, finalmente, siamo arrivati noi: la generazione più evoluta del XX secolo, che affronterà il 2012 con i carri armati e i sottomarini atomici, con i Jet supersonici, con le bombe al fosforo, con l’asfalto e il cemento armato all’interno della foresta amazzonica, con le costruzioni sulle rive dei fiumi, imbrigliati per esigenze speculative, con le centrali atomiche e con le indistruttibili scorie radioattive, oltre che con lo scarico in mare di valanghe d’acqua contaminata come a Fukushima,  con una scienza e una coscienza sporche da fare schifo.

I Maya, in questo senso, sembrano il pretesto per dire: tanto dobbiamo crepare, meglio se ce la godiamo, consumando e devastando ogni risorsa… Dopo di noi il diluvio.

Chi siamo, mi domando? Siamo piccoli uomini maligni che mandiamo al governo della nostra Nazione il primo miliardario che sa illuderci, umiliarci e fotterci, facendo lo slalom tra il diritto penale e quello costituzionale, siamo un popolo che si professa cattolico e che opera, sgarrettando il prossimo col sorriso sulle labbra, trasferendo denaro all’estero ed evadendo le tasse, mentre accanto a noi il nostro vicino muore letteralmente di fame e di freddo.

Il 2012, invece, ci sorprenderà: ci metterà in ginocchio, ma non ci farà scomparire.

Grazie alla recessione, farà sopravvivere economicamente soltanto chi avrà tanti soldi nascosti in conti esteri, chi saprà imparentarsi prima degli altri con i temuti cinesi, con gli indiani, con i brasiliani.

E gli altri? Purtroppo capiranno troppo tardi che i Maya dicevano altro, con le loro previsioni, che cioè dopo l’età dell’Oro si ritornerà all’età dell’acqua, perché i cicli non si interrompono mai.

Se l’Era smodata dell’Oro, dunque, è arrivata alla fine, non è per colpa di un asteroide, bensì per una crisi irreversibile del capitalismo mondiale di cui nessuno vuol parlare, che ha scatenato un’epidemia mondiale di fame, precariato e disoccupazione.

Per questo motivo l’anno che verrà, se mai, deve essere benedetto e salutato con gioia, perché sarà probabilmente l’ultimo della grande crisi, che ci farà riaprire gli occhi: quello in cui la recessione comincerà ad invertire la propria tendenza.

Per questo è necessario che ci facciamo gli auguri, non in maniera retorica, ma con convinzione e determinazione: veramente con un infinito abbraccio ecumenico, perché la vita non può essere soltanto qualcosa da consumare in fretta, ma deve essere un investimento per tutti, per oggi e per il futuro.

E se le cose andranno male, i Maya non c’entreranno nulla.

Abbiamo intelligenza ed energie per batterci in nome di un domani migliore: facciamolo.

Buon Anno, amici. Buon 2012: di auguri ne abbiamo davvero bisogno tutti.

Massimiliano Marras

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