Home » News » News » Attualità » Il giovane Francesco Manco si aggiudica il premio Verga con il racconto: Su Maccu, ambientato a La Maddalena.
Premio Verga per Francesco Manco
Premio Verga per Francesco Manco

Su Maccu.

Di Francesco Manco.

Prima Parte.

– Sandro! Sandro!  Dove stai andando? Non vedi che rischi di spezzarti il collo? Oh se nostra madre ti vedesse, metterebbe te al posto del tappeto e, allora, a voglia mazzate!- gridava Santa dal basso della scogliera, con le mani sulla fronte neanche fosse un marinaio, ma  lo scoglio era parecchio alto, tanto che gli abitanti dell’isola erano soliti chiamarlo “Su Muraglioni[1].

-Tranquilla Santa! Non è la prima volta che mi tuffo da qui, tanto so che muori dalla voglia di vedere il mio famoso tuffo ad angelo- rispose il giovane sorridendo e gonfiando il petto, che lo si poteva benissimo confondere con un gabbiano reale pronto a spiegare le ali e spiccare il volo.

D’altra parte Santa in realtà moriva dalla voglia di vedere il fratello saltare come un angelo, ma erano stati chiari i divieti della madre e, da sorella maggiore, doveva badare a lui e dare l’esempio. – Ma che dici! Io sto morendo dalla paura, altro che dalla voglia di vederti sfracellare sugli scogli. Te lo dico per l’ultima volta o dovrai fare i conti con mamma e anche con papà, se vuoi saperlo!-.

Ma, in questi casi, era impossibile fermare Sandro; non a caso in paese lo chiamavano “Su Maccu[2]” perché lo si vedeva sempre saltare da una parte all’altra e tuffarsi dai posti più incredibili e pericolosi e si sarebbe detto che avesse le branchie quel ragazzo tanto che era capace di rimanere in apnea, facendo morire dalla paura la sorella e gli amici nei suoi scherzetti da finto annegato.

A caddu curridore, sa briglia forte![3]– ripeté allora tra sé la Santa e, alzata la gonna e respirato a fondo, iniziò a scalare le rocce per raggiungere il fratello. -Se arrivo sana e salva là su, lo giuro su Santa Maria Maddalena che gli faccio vedere più stelle della notte di San Lorenzo! – e mentre ella mormorava a denti stretti queste parole, sforzandosi di non vedere giù, più in alto Sandro si godeva lo spettacolo e il bricconcello se la rideva sotto i baffi, poiché aveva un talento speciale per mettere le persone in pericolo e si divertiva un mondo a coinvolgerle nelle sue pazzie e, alla fine,  ne usciva sempre qualcosa di buono. Diceva, infatti, nonna Anna quando voleva difendere il nipotino: –Su maccu imparat su sabiu-.[4]

Così, seduto sul ciglio del muraglione con le gambe a penzoloni, aspettava che Santa accorresse, pronto ad inventarsi qualcosa di imprevedibile. – Se ti prendo!- continuava a grugnire la sorella, che rossa in faccia e con lo sguardo infuriato, pareva un cinghiale in carica. Ma Sandro non era spaventato minimamente; conosceva la Santa, era più innocua di un passerotto e sapeva che il massimo che poteva fargli era una sgridata coi fiocchi. E, allora, aspettava, calmo, paziente, spensierato, che neanche gli stesse portando la seadas[5] la Santa, quel dolce col miele che tanto amava il ragazzo.

Alla fine, senza non pochi sforzi e colpi al cuore, la ragazza si avvicinò a passi da equilibrista al fratello e in quella posizione sembrava un’anitra starnazzante, tanto che era buffo il suo agitarsi per la foga in contrasto con lo sforzo per non cadere.

-Eccoti qua mascalzone! Quand’è che per una buona volta mi ascolterai, sarai per caso diventato sordo come zi’[6] Teresa? Adesso vieni con me e vedrai che dirò a nostra madre, vedrai che cieffooo …

E non finì neanche di pronunciare la parola che subito la Santa sentì il granito mancargli sotto i piedi e la poveretta non riuscì ad affidarsi a qualche santo che già si ritrovò a due metri sott’acqua, immersa nelle bollicine. – Tu sei maccu!!!!- gridava quasi strozzata e col fiato mozzato, trascinandosi verso gli scogli che pareva essere un naufrago; e continuava a dare del matto al fratello, come se volesse convincersi ella stessa dell’accaduto e, intanto, Sandro che l’aveva spinta e s’era buttato insieme a lei, non risaliva in superficie. Ma la sorella stizzita era decisa a non cascarci: -Oltre il danno adesso mi vorrebbe fare anche la beffa! No caro mio, questa non te la faccio passare!- e aspettava a braccia incrociate che il fratello spuntasse dall’acqua. I minuti passavano e l’olio sembrava stendersi sul mare. Santa, allora, iniziò a preoccuparsi: -Sandro! Sandro!- gridava con le mani nei capelli, che si sarebbe detto che il corpo senza vita del fratello fosse già a suoi piedi. Ma, all’improvviso, qualcosa le arrivò da sotto e sembrava tutt’altra che morta. Sandro sguazzò fuori dimostrando abilità da delfino e afferrò la Santa per la caviglia, trascinandola di nuovo in acqua.

Malupessimu![7] Un giorno di questi mi farai morire di crepacuore. Ah che croce! Santa! Santa mi dovrebbero fare! Altro che nome … – e nel frattempo Sandro se la rideva a crepa pelle e di poco non affogava veramente da quanto stava bevendo. Alle fine, saliti sugli scogli, si stesero entrambi per lasciare che i raggi del sole li asciugassero un poco e, mentre la Santa respirava a fondo per recuperare il senno, Sandro, che aveva preso tutto da zi’Antò, poiché anche lui era matto da legare secondo sua madre, si stiracchiò fischiettando un motivetto, con quell’aria di chi non sa niente e non ne vuole sapere. E fischiò a lungo Sandro, che già non mancava il fischio a quel ragazzo, tanto che il sole incominciò a scaldar di meno e qualche barca la si vedeva ritornare lentamente per godersi il tramonto.

-È ora di andare. La mamma ci starà aspettando- disse la Santa.

Francesco Manco
Francesco Manco

Stranamente il giovane non replicò questa volta, poiché sapeva quando doveva ascoltare la sorella e, sull’orario di cena, non bisognava sgarrare. Si alzarono lentamente e si diressero verso la spiaggia di Tegge, una lingua di sabbia che si allungava alle spalle della scogliera e dove sorgeva, un po’ rialzato, il bar di zì’ Antò, quello zio matto e stravagante di cui Sandro amava le storie fantastiche e quegli occhi spiritati che lo incantavano nei suoi racconti di mostri marini e di avventure oltre i confini del mare. Nell’isola di La Maddalena era famoso anche per le sue famose bruschette ai mille gusti e per il suo vino bianco che accompagnava ogni piatto- Da buon lupo di mare!- come diceva lo zio. Come Sandro, anche zì Antò andava pazzo per l’acqua e lo si vedeva sempre bagnato e, ogni volta che la madre del ragazzo incontrava lo zio, ella era solita ripetere tra sé come un rosario: S’abba ogni cosa nd’andat, foras su machine[8]

Così, passando per il bar i due si salutarono come due marinai, sull’attenti e mano aperta sulla fronte, talmente seri che per un attimo ci si poteva anche credere che fossero due ufficiali.



[1] Il Muraglione: scogliera ripida.

[2] Su maccu : Il matto.

[3] Al cavallo che corre, freno forte.

[4] Il pazzo insegna al savio: tante volte il pazzo comprende meglio.

 

[5] Seadas: dolce tipico della tradizione sarda a base di semola, formaggio e miele.

[6] Zì’ sta per zio o zia

[7] Malupessimu: si dice di persona che si comporta male e che non obbedisce.

[8] L’acqua leva ogni cosa, tranne la pazzia.

Massimiliano Marras

Ristorante a La Maddalena

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